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Pillole di saggezzaFARE SUBACQUEA E STAR BENEFare subacquea non è solo passione per il mondo sommerso, ma è anche fare attività sportiva all’aperto, in un mondo completamente differente da quello di tutti i giorni.
Proprio il vivere immersi in dimensione silenziosa potendo spaziare in una realtà tridimensionale godendo di paesaggi inaspettati, ci porta a rilassarci e a liberarci dallo stress quotidiano. Per godere al meglio l’attività subacquea e affrontare con tranquillità le pinneggiate o il sollevamento delle attrezzature, è utile conoscere le tecniche corrette e mantenere in ottima forma il nostro corpo. Dobbiamo sapere che il nostro corpo cambia con il passare degli anni: il sistema vascolare si irrigidisce e i vasi sanguigni possono restringersi; le articolazioni sono meno elastiche e si riduce l’escursione del movimento; le vertebre e i dischi vertebrali si assottigliano, facilitando la comparsa di dolore; i muscoli perdono parte della loro forza.
A questo vanno aggiunte le nostre quotidiane cattive abitudini come il fumo, che riduce la possibilità di scambio a livello alveolare, e l’alimentazione sbagliata, che , ricca di zuccheri e grassi, oltre regalarci qualche chilo di troppo, può rendere manifeste malattie metaboliche.
Questo significa che a un certo punto dovremo smettere di immergerci? Non proprio.
L’attività subacquea è un’attività sportiva, con le sue peculiarità e le sue regole che, se ben seguite, permettono di mantenere in efficienza il nostro organismo.
Vediamo da vicino alcuni segnali e le patologie che più facilmente ci accompagneranno nella nostra vecchiaia, cercando la giusta soluzione per non dovere appendere le pinne al chiodo!
CRAMPI MUSCOLARI
E’ uno spasmo muscolare spontaneo che si accompagna a dolore intenso e potrebbe insorgere sia durante uno sforzo improvviso o prolungato sia a riposo, anche durante il sonno. Si caratterizza per un improvviso stato di contrazione muscolare, che porta all’accorciamento doloroso del muscolo interessato.
La causa? Il più delle volte è un’eccessiva perdita di sali attraverso il sudore: per esempio quando facciamo immersioni in climi molto caldi e indossiamo la muta troppo presto. Un’altra ragione può essere l’alterazione della circolazione sanguigna a livello locale che favorisce l’accumulo di prodotti del metabolismo muscolare (acido lattico) e un ridotto apporto di ossigeno al muscolo che lavora.
Come possiamo evitare i crampi? Innanzitutto, dobbiamo idratarci correttamente con bibite che apportano sali minerali, come succhi di frutta o tipici integratori salini.
Impariamo a coprirci al momento giusto e in rapporto alla temperatura dell’acqua; muta e calzari devono essere di misura, per evitare di stringere polpaccio e caviglia. Pinneggiamo con regolarità e occhio alla pesata.
Che cosa fare se siamo colpiti da un crampo muscolare? Il trattamento è molto semplice e consiste nel riportare in posizione di normalità la parte interessata, applicando manualmente una forza costante e senza scatti. Esempio:se il crampo ci ha colpito ad un polpaccio, allunghiamo la gamba dolorante e pieghiamo l’altra, poi afferriamo la punta della pinna della gamba dolorante e tiriamo lentamente verso di noi, finché non sentiamo che la rigidità del muscolo diminuisce. Entro pochi secondi tutto ritornerà alla normalità.
VERTIGINI
La vertigine è un disturbo dell’equilibrio, definito come un falso senso di movimento del corpo rispetto all’ambiente (V. soggettiva o centrale ) oppure dell’ambiente rispetto al corpo (vertigine oggettiva o periferica ). In acqua può far perdere il controllo della nostra posizione.
Le cause di una vertigine possono essere molteplici: problemi ontologici (otiti, labirintiti, sindrome di Menière), problemi osteoarticolari (artrosi cervicale), problemi oculari (presbiopia, astigmatismo), problemi internistici (ipertensione arteriosa, diabete, alterazione del ritmo cardiaco, patologie vascolari ostruttive) patologie neurologiche.
Come subacquei dobbiamo sottoporci a un controllo dall’otorinolaringoiatra per chiarire se ci sono dei motivi che potrebbero portare a una difficile compensazione, dei disturbi uditivi o dei problemi al sistema vestibolare. Altre volte potrebbe essere uno studio multidisciplinare (ortopedico, ortodonzista, neurologo, oculista, angiologo, internista), per valutare se il sintomo vertigine può inficiare il nostro futuro subacqueo. Vediamo qualche suggerimento se in immersione ci gira la testa cerchiamo di mantenere il controllo della galleggiabilità, appoggiandoci sul fondo, alla parete o tenendoci al compagno .Gli occhi hanno una funzione fondamentale per l’equilibrio: manteniamoli aperti e cerchiamo un punto fisso, così da inviare al nostro cervello un indizio di stabilità. In genere dopo pochi secondi la vertigine passa.
CEFALEA
La causa principale della cefalea è la dilatazione o l’infiammazione dei vasi sanguigni celebrali. La cefalea può avere cause esterne: come stress fisici o emotivi, eccessiva esposizione ai raggi solari, privazione del sonno, variazioni altimetriche troppo brusche, cambiamenti di clima, inquinamento atmosferico, luminoso o sonoro, alimentazione sbagliata e fumo.
In particolare, le cefalee che ci potrebbero colpire in immersione sono legate a possibili problemi di compensazione, iperestensione del collo dovuta ad una eccessiva zavorratura, morso troppo serrato sul boccaglio, contatto improvviso della fronte con acqua molto fredda o collo della muta troppo stretto; chimici legati all’uso di ossigeno a elevate concentrazioni, all’eccessiva produzione di CO2 conseguente alla micro apnee o all’affanno, tutti fattori che agiscono sui vasi celebrali; da stress che provoca uno spasmo dei muscoli temporo-mandibolari e dei muscoli cervicali.
In altri casi, possono essere un segnale d’allarme di alcune patologie sistemiche come l’ipertensione arteriosa, o metaboliche, come il diabete o articolari legate alla colonna cervicale.
Valutiamo prima le nostre abitudini: la nostra posizione in acqua , il modo di respirare o utilizzata.
Consultiamo il nostro medico di famiglia: può controllare la pressione arteriosa e prescriverci esami ematochimici per verificare che non ci siano alterazioni metaboliche oppure dei controlli radiologici per studiare la colonna cervicale.
IPERTENSIONE ARTERIOSA
La pressione arteriosa è determinata dalle le fasi di contrazione e rilasciamento del cuore. L’andamento giornaliero della pressione non è costante. I valori sono massimi in mattinata e scendono durante il primo pomeriggio per poi risalire la sera e riscendere durante la notte raggiungendo i valori minimi nelle prime ore del mattino.
L’ipertensione arteriosa è l’aumento di questa pressione oltre i valori normali. E’ da considerarsi un soggetto iperteso colui che ha valori superiori al normale in modo persistente in relazione all’età, infatti la pressione arteriosa tende a crescere leggermente con il crescere dell’età.
L’ipertensione arteriosa non è una malattia ma un sintomo di altre malattie quali: alterata distruzione di alcuni ormoni (adrenalina, noradrenalina) a funzione vasocostrittrice e quindi ipertensiva; un’eccessiva secrezione di renina nel rene, con il conseguente aumento di produzione dell’ipertensina, con azione ipertensiva; l’arteriosclerosi , che , provocando un irrigidimento e ispessimento delle pareti arteriose, comporta un aumento della pressione arteriosa. Se diventiamo ipertesi, il nostro cuore è costretto a lavorare con più sforzo, con la conseguenza che, quando abbiamo bisogno di una rapida ed efficace risposta cardiovascolare, come durante l’attività fisica, esso avrà meno riserve a disposizione. Per esempio, in immersione potremmo andare più facilmente in affanno o sentire che il cuore aumenti i suoi battiti al minimo sforzo. In generale, l’ipertensione controllata non è una controindicazione alla pratica subacquea. Ricordiamo di fare attenzione all’alimentazione perché sali e grassi sono nostri nemici; pratichiamo un’attività fisica moderata con costanza. Infine quando un medico ci prescrive una terapia antiipertensiva, non dimentichiamo di dirgli che pratichiamo attività subacquea; alcuni farmaci possono rallentare la risposta del cuore allo sforzo.
PESO FORMA
Non ci nascondiamo dietro la storiella che, con l’età qualche chilo in più è fisiologico! Ogni chilo in più porta ad affaticare il cuore, la colonna vertebrale e le articolazioni degli arti inferiori. Chili in più significa il più delle volte alimentazione sbagliata, ricca di zuccheri e grassi, sale, in altre parole, stiamo ostruendo le nostre arterie ed esaurendo il nostro pancreas a causa del superlavoro. Non meravigliamoci se ci ritroveremo con la pressione alta, il diabete (aumento del glucosio nel sangue) e l’aumento del glucosio , trigliceridi e lipidi nel sangue.
Come facciamo a capire se abbiamo chili di troppo, a parte vedere che l’ago della bilancia sale e la muta diventa stretta? Con una facile formula matematica: BMI data dal rapporto tra il peso in kg fratto il quadrato della nostra altezza in metri. Esempio: un individuo di altezza 1,74mt dal peso di 75kg ; 1.74 x 1.74 = 3.02 75/3.02=24.83 (normopeso).
Confrontiamo il risultato con la tabella, recentemente modificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e scopriamo come siamo.
Se non rientriamo nella categoria “normopeso” abbiamo un problema da risolvere, con un programma di alimentazione specifico per le nostre necessità quotidiane. Ricordiamoci che sia il troppo magro che il troppo grasso, per ragioni differenti hanno difficoltà a risponde agli sforzi, ma il risultato sarà lo stesso: un superlavoro per tutto il sistema cardiorespiratorio.
PER I FUMATORI INCALLITI
Sigaretta dopo sigaretta, i polmoni si verniciano di nero catrame e rimangono ingombri di muco e sostanze irritanti. L’azione tossica del fumo causa le paralisi delle ciglia deputate a ripulire l’albero respiratorio, instaurando un ristagno del muco e dei passaggi più piccoli. L’irritazione costante dei tessuti provoca un’infiammazione cronica delle pareti degli alveoli, che diventano più spesse e rigide. Tutto questo, nel tempo, si traduce in una diminuita abilità di scambio dei gas e della capacità ventilatoria. In altre parole durante l’immersione si avrà un aumento del consumo di ossigeno e un aumento della produzione di anidride carbonica, con conseguente riduzione della sicurezza dell’immersione a causa dell’affanno sempre in agguato. Non basta, l’eccesso di muco può portare ad una condizione di ostruzione bronchiale e di infiammazione cronica, che aumenta la probabilità di insorgenza dell’intrappolamento del gas a livello alveolare. Ciò comporta un aumento del rischio sia di incidente di patologia da decompressione sia da sovradistensione polmonare con embolia gassosa arteriosa traumatica (Ega). Sei sicuro di voler continuare a fumare?
ALLERGIE
L’allergia è una reazione di difesa immunitaria eccessiva di fronte a sostanze considerate erroneamente nocive. L’errore avviene quando la sostanza estranea detta allergene, non solo è riconosciuta come non compatibile con l’organismo ma addirittura “pericolosa”. Gli allergeni possono essere di tutti i tipi: pollini, polvere, spore, muffe, determinati tipi di cibo, lattice, acari, insetti, farmaci. A seconda che l’allergene sia ingerito, respirato o ci sia stato contatto diretto,
l’allergia si manifesta in diversi modi.
A livello dell’apparato respiratorio possono causare noiose riniti allergiche o, nei casi più gravi, dei veri e propri attacchi d’asma; se assorbiti nel tratto gastrointestinale possono dare luogo a dolori addominali crampiformi, nausea, vomito, diarrea e a manifestazioni sistemiche come orticaria e difficoltà respiratorie; se sono conseguenza di un contatto cutaneo, possono dare luogo ad una manifestazione solo orticaroide localizzata o generalizzata, con manifestazioni anche sistemiche che interessano l’apparato respiratorio e cardiovascolare.
Se rientriamo nella categoria degli affetti da rinite allergica, a causa della presenza di abbondante muco e dell’edema della mucosa, potremmo incontrare difficoltà a compensare sia durante la discesa che la risalita. Gli allergici più “esperti” si organizzano prima, utilizzando spray nasali in modo da ridurre l’edema delle mucose. Attenzione però agli effetti indesiderati che potrebbero insorgere. Il farmaco potrebbe perdere di efficacia proprio durante l’immersione, rendendoci penosa la risalita; l’uso protratto per giorni, inoltre, potrebbe causare un’ipertrofia delle mucose, complicandoci anche la vita subacquea futura.
Se abbiamo un’allergia da cibo attenzione agli spuntini in barca, meglio organizzarci il pasto da soli.
Se siamo tra gli sfortunati allergici al lattice, scegliamo l’attrezzatura giusta: la muta stagna dovrà avere collo e polsini in neoprene!
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